I primi ricordi personali di Mina risalgono alle sue apparizioni nei varietà televisivi del sabato sera tra i ’60 e i ’70: Canzonissima, Teatro 10, Milleluci. Sono con lei Corrado, la Carrà, Alberto Lupo, Lucio Battisti. Le frequenti riproposizioni di quelle immagini ne hanno parzialmente appiattito l’impatto, che all’epoca fu davvero potente.
Ecco: Mina mi ha sempre colpito per la vitalità, la forza d’urto delle sue interpretazioni. Ma anche per il modo elegante di porgersi, la raffinatezza dello stile. Non parlo solo di quello vocale, di quel timbro inconfondibile, caldo e dolce. Seppi solo più tardi quanto la vita l’aveva colpita duramente, soprattutto negli affetti, quali avversità e battaglie avesse dovuto affrontare. Quanto fosse in realtà timida, fragile, spesso indifesa. Capii allora da quali interiorità emergeva quella vocalità stratosferica, da quali tormenti personali la sua insuperabile musicalità, e anche quell’erotismo così palpabile e drammatico.
Se dovessi riassumerla in un concetto, compito peraltro arduo, definirei Mina come la personificazione del talento. Un talento innato, puro, cristallino. Un talento onnivoro, che si è dispiegato liberamente, in maniera del tutto eterogenea, al di sopra e fuori dai generi e dagli stilemi. Un volo sconfinato, audace, probabilmente unico nel panorama della musica contemporanea, sostenuto da una voce insuperabile che gli anni non hanno potuto incrinare. Anzi, la cui gamma espressiva appare sempre più sorprendente.
Non farmici pensare… eppure quelle immagini mi balenano davanti agli occhi come se le avessi viste ieri (neppure ho bisogno di Youtube).
Ogni tanto faccio anch’io finta di essere lo stesso, ma, a dire il vero, non è proprio così…
A presto, un abbraccio.
Pim
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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