Amore materno Da qualche tempo la Lancia Y di Giulia emana un terribile odore di benzina. Avendo un brutto presentimento, le consiglio di tirare avanti ancora un po'.

Ieri mattina, guido io, mentre sto fermo al semaforo un tizio bussa al finestrino: faccia attenzione, ha il tubo di scarico che perde. Ossignur. Di fretta e furia mi dirigo dal meccanico, il quale dà un sguardo e sentenzia: devo darle una cattiva notizia. La pompa della benzina, sospiro io. Sì, fa lui con aria fintamente costernata, e sostituirla le costerà parecchio: 200 euro, più o meno.
Alla fine gli euro saranno 219, con sconto clamoroso di 73 centesimi.

Verso sera, recuperata l’auto, passo dai miei e racconto la faccenda.
Mio padre: perché non hai provveduto subito? I vapori di benzina sono infiammabili, basta una scintilla eccetera eccetera… Vabbe' papà, esagerôma nén.
Mia madre: sei matto, la macchina poteva andare a fuoco… La macchina, mamma? Io andavo a fuoco, casomai!

Eh… quando si dice l'amore materno…

6 risposte a “Amore materno”

  1. Avatar Amanda
    Amanda

    Come ti capisco, mio padre mi rimprovera continuamente di fare poco manutenzione all’auto e mia madre mi dice che dovrei trattarla meglio. Eppure la tengo come un gioiellino, ma loro si preoccupano… per l’auto, e non per me. :))))))))

  2. Avatar Pim

    Da bravo maschietto dovrei essere sempre lì, con il cofano aperto, le mani dentro il motore, tutto unto e bisunto. Ammetto invece di non capirci niente. Giusto il livello dell’olio, ecco. E quello del liquido per i vetri. Stop.
    Ciao Amanda, buona serata.
    Pim

  3. Avatar zia elena

    Dai, Pim! E’ stato un lapsus, quello della tua mamma :-).
    In ogni caso, i tuoi racconti, con o senza rischio d’incendio, sono sempre belli!
    Buon fine settimana.
    Elena

  4. Avatar Pim

    Altrettanto a te, Elena, grazie.
    Pim

  5. Avatar Silvia GM
    Silvia GM

    @ PIM? Secondo me mamma tua intendeva tutto l’insieme… l’auto ma con TE DENTRO…
    Solo che s’è espressa male. Forse però un qualche nano secondo per uscire fuori prima di andare in fiamme ( tu) lo avresti avuto. In effetti ad istinto… prima ci preoccupiamo di eventuali danni al ns. mezzo di trasporto, e solo dopo, sul – se- e- casomai potremmo o avremmo potuto “romperci” noi!!
    Ti scrivo una scena, realmente accaduta ad amici di famiglia tanti anni fa:
    marito e moglie di ritorno a casa da un viaggio in Piemonte alla volta di Como. Fermata ristoro all’auto –grill di Novara. Ai tempi il nome spiccava vistoso come PAVESI.(anni 70)
    Finito il giretto di ristoro i due escono e cercano disperatamente l’auto nel parcheggio. Ma l’auto è sparita. Era una vecchia ed obsoleta auto FIAT 1100 (di almeno 20 e fischia anni nel 70).
    Lei esplode di botto: = ci hanno rubato l’autooooooooooo= Lui più disperato: = me era piena di patate ( portate dal paesello… coltivazione orto parentale). =
    Niente di ché… alla fine tutto bene. Avevano semplicemente sbagliato l’uscita…. Anziché dirigersi verso il parcheggio direzione Milano erano finiti su quello direzione Torino. Auto ritrovata…
    e patate tranquillamente deposte nel bagagliaio. Il 1100 ha ancora avuto abbastanza lunga vita… fino al compimento dei 18 anni e patente presa da parte del figlio.

  6. Avatar Pim

    L’autogrill Pavesi, un must… temo non sia stato risparmiato dall’ampliamento della To-Mi.
    Sapessi quante volte anch’io dimentico dove ho posteggiato l’auto… e quante temo che me l’abbiano rubata! I furti d’auto vedono infatti al primo posto la Fiat Punto: se avessi una Mercedes sarei paradossalmente più tranquillo.
    Ciao Silvia, buona giornata.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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