<<… Ah sì, c’è anche quella storia del bambino che non invecchia mai, fuggendo l’inverno e inseguendo l’estate per il mondo. Poi, un giorno, incontra la piccola principessa – occhi azzurri, un nastro rosso tra i capelli biondi – che si dondola sull’altalena. Sguardi, esplorazioni, baci con il soffio sul palmo della mano. Ed è l’amore. Quello che commuove solo a sentirlo raccontare. Ma forse è meglio che il bambino e la piccola principessa si affrettino a scappare via da lì. Perché il tempo ha gambe veloci, artigli aguzzi e non si può imbrogliare a lungo >>.
@ Rosy:
Sono d’accordo. La necessità di favole altro non è che trovare un modo in più per dire “Io sono”.
@ Elena:
Non si può imbrigliare, non si può imbrogliare…
@ Prish:
Scacco matto, poi però si rigioca subito una nuova partita. E via così.
Un fresco fine settimana a tutti.
Pim
Mi ricorda un po’ una cosina piccola, piccola che ho pensato tempo fa. “Bambini strani”. Ma questa è scritta meglio e sono sicura che ha un seguito…
Però è sempre bello trovare corde comuni in scritti di altri.
Ciao e buona serara
La nostra sensibilità ha certi tratti in comune, chissà… Però non so se avrà un seguito: la raccontai più o meno in questa forma al mio nipotino e lui non mi chiese come finiva. Forse ha preso dallo zio.
Ciao Girasole, a presto.
Pim
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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