C'è qualcosa che amo molto fare C'è qualcosa che amo molto fare quando sono in spiaggia: chiudere gli occhi e ascoltare il rumore di fondo del mare. Lo strascicare delle onde sulla battigia ha un ritmo ipnotico che rilassa – e sovente induce al sonno. Si ha la sensazione di sprofondare dentro se stessi, dando ragione a chi associa il mare all'utero materno.

(Fotografia scattata a Kardamena, isola di Kos, il 27 luglio 2010)

8 risposte a “C’è qualcosa che amo molto fare”

  1. Avatar irene spagnuolo

    come ti capisco!!!!!!!!!!!
    😉
    un abbraccio Pim
    Irene

  2. Avatar Pim

    Eh, peccato capiti solo per una settimana all’anno…
    Contraccambio l’abbraccio.
    Pim

  3. Avatar Silvia GM
    Silvia GM

    hmmmm che Meravigliosa Risalassante sensazione…
    (magari avere anche la fortuna di trovare un angolo di mare & spiaggia quasi deserti !! ) Buona vacanza. Bye. ^ ! °

  4. Avatar Prishilla

    mmmmm…. e lasciarsi galleggiare con il sole sulla faccia e le orecchie dentro l’acqua, cullato dalle onde come una conchiglia…. bisognerebbe farlo una settimana al mese!

  5. Avatar Homing Pigeon

    Ciao Pim,
    sì, è una cosa bellissima, purtroppo è sempre più raro riuscire ad apprezzare il suono del mare, puro, incontaminato, libero da mille schiamazzi – nemmeno di notte, a volte!
    Una bella osservazione la tua. Spero di trovare presto una spiaggia su cui sperimentarla.
    Ciao, a presto,
    HP

  6. Avatar Pim

    @ Silvia:
    Buone vacanze anche a te. (Le mie sono pressoché finite, anche se tengo in serbo una rapida fuga “altrove”.)
    @ Prishilla:
    Invidio i genovesi, i napoletani, i palermitani, che possono farlo per quasi tutto l’anno… Siamo gente di pianura, ahinoi.
    @ HP:
    Lo spero per te… Magari in qualche località esotica, da cui riportare racconti suggestivi.
    Buona serata, ciao.
    Pim

  7. Avatar Zia Elena

    …Ne avrei un bisogno estremo…
    Un abbraccio, Pim.
    Elena

  8. Avatar Pim

    Speriamo presto!… 🙂
    Un abbraccio anche a te, Elena.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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