Images Non insinuo che sia stata semplicemente una mossa promozionale, viste le quotazioni in netto ribasso. Ho in sospetto, però, che la Chiesa di Roma abbia utilizzato la beatificazione di papa Wojtyła come occasione per rinsaldare il legame con la massa dei fedeli. Un legame che, a causa del processo di secolarizzazione in atto nella nostra società ma soprattutto per la sostanziale perdita di credibilità delle istituzioni ecclesiastiche, si è allentato da tempo. Non mi riferisco soltanto ai recenti scandali a sfondo sessuale, i quali sono appena un epifenomeno. Le critiche al relativismo culturale, la posizione inflessibile sul finis vitae, la condanna della contraccezione, persino i rimproveri al film di Moretti: mi domando a chi Santa Romana Chiesa stia parlando e, soprattutto, se c'è qualcuno ancora ad ascoltare i suoi precetti, sempre più incomprensibili ed estranei alle sensibilità contemporanee. La gigantesca cerimonia allestita in Piazza San Pietro voleva dunque rappresentare una vetrina mediatica per ripulirne l'immagine appannata e rilanciarla agli occhi del mondo.

Si potrebbe discutere sul concetto di santità così come inteso dalla Chiesa cattolica: se le virtù eroiche non appartengano piuttosto a chi si sforza di acquistare quotidianamente la dignità di persona, i miracoli non si manifestino nell’aprirsi faticoso ai bisogni degli altri. Si potrebbe discutere assai anche sulla figura complessa e contraddittoria di Karol Wojtyła, ridotta a un’immaginetta dalla pseudoreligiosità popolare. Tuttavia, indipendentemente dal giudizio storico sul suo pontificato o dagli aspetti più esteriori che l’hanno contrassegnato, c’è un gesto che ne definisce la statura etica. Mi riferisco alla richiesta di perdono che, come massima autorità della Chiesa, proferì nei riguardi delle altre confessioni circa i misfatti compiuti dai cattolici nello scorso millennio. Era il 2000. Nessuna grande religione aveva in precedenza osato riconoscere che la propria storia era intessuta di errori, il male inflitto nel nome del proprio credo aveva nulla di provvidenziale ma era iniquo. In qualità di Vicario di Cristo sulla terra, Wojtyła si faceva carico dei peccati commessi dalla Chiesa davanti al suo Dio e agli uomini. Senza minimizzare o giustificare. Eppure il valore di questo atto inaudito, unilaterale, che non esigeva reciprocità, fu recepito solo in parte dalla massa – più propensa a strillare san-to-su-bi-to senza neppure sapere perché. I media italiani, generalmente solerti a enfatizzare acriticamente le posizioni della Santa Sede, gli dedicarono uno spazio ridicolo. E mentre gli Ebrei lo considerarono un evento fondamentale, la gerarchia vaticana lo accolse freddamente se non addirittura con ostilità.

Quello di Karol Wojtyła resta un esempio luminoso di cosa significa un atto di riparazione: assumersi la responsabilità di ciò che si è fatto o si fa, deponendo l’arroganza, spogliandosi della tracotanza, riconoscendo i propri limiti, le insicurezze, le colpe. La cultura della responsabilità prescinde totalmente dalle personali convinzioni ideologiche e religiose, avendo invece a che fare con l’etica, contiene implicazioni riguardanti il nostro modo di essere nel mondo. Soltanto attraverso la trasformazione interiore che deriva dalla consapevolezza degli errori compiuti possiamo cominciare a ridurre la sofferenza che provochiamo. Ma per arrivare a ciò occorre intraprendere un viaggio interiore lungo e disagevole, che mette a dura prova le forze, senza sicurezza di un approdo, con il rischio costante di cedere alla disperazione. Per questo motivo, le scuse che Karol Wojtyła offrì al mondo ne definiscono la grandezza d’animo, a prescindere da come la si pensi in fatto di religione e del suo processo di beatificazione.

12 risposte a “Sulla beatificazione di Karol Wojtyła”

  1. Avatar Prishilla

    Sono d’accordo. Inoltre penso che lo stile con cui lo hai espresso aiuti il tuo pensiero a conficcarsi bene nei pensieri altrui, e questo, ovviamente, mi piace.
    Nel merito, trovo particolarmente importante il fatto che il gesto di cui parli sia stato compiuto “senza esigere reciprocità”. Lo considero un aspetto essenziale per definirne la grandezza.
    Buona settimana Pim, un saluto
    Prish

  2. Avatar Pim

    Grazie Prish. Ho provato a sintetizzare qualche idea che avevo in mente, pur sapendo che sull’argomento si potrebbero scrivere libri interi (infatti sono stati scritti).
    Buona settimana anche a te.
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    a me ha lasciata di stucco la parata delle reliquie. ma che, siamo al medioevo?

  4. Avatar Pim

    Certo che sì. In quale epoca storica pensavi di vivere? 🙂

  5. Avatar rosy
    rosy

    ah già che stupida!!!! :)))

  6. Avatar Giacinta

    Effettivamente Medioevo, quello delle penne dell’arcangelo Gabriello. Penso che persino lui, se vedesse, proverebbe fastidio al refrain “santo-subito”. Molto bello il tuo articolo, mette in evidenza tanti aspetti del pontefice e dell’uomo. Io ricordo il momento in cui scese la scaletta dell’aereo e fu accolto da Fidel.

  7. Avatar Pim

    Anche a me è tornata alla mente la novella del Boccaccio, ho tralasciato la citazione per non divagare.
    L’accoglienza di Castro ha rappresentato un passaggio epocale; fa da contraltare (è il caso di dirlo) la visita a Pinochet e quell’affacciarsi dal balcone del Palazzo della Moneda a fianco del dittatore cileno.
    Grazie Giacinta, buona giornata.
    Pim

  8. Avatar Giacinta

    Hai ragione…

  9. Avatar giulia

    Io non riesco più ad entrare molto nel mondo della chiesa. E’ comunque giusto quello che dici di questo papa anche se, a dire il vero, su molte cose ho dissentito dal suo operare.
    Grazie
    Giulia

  10. Avatar dragor
    dragor

    La cultura dell’impunita’, Pim. Dopo avere sostenuto la politica genocidaria di Habyarimana e il governo interimario che ha effettuato il genocidio, Wojtyla ha prima nascosto e poi protetto un assassino come Athanase Seromba (per non parlare degli altri), con 2000 vittime sulla coscienza, resistendo per anni alle pressioni internazionali di decine di ONG, del TPI e del governo rwandese che lo hanno inondato di prove dei suoi massacri. E’ un crimine che grida vendetta. Qui non e’ questione di scuse o assunzioni di responsabilita’. C’e’ complicita’ in strage, favoreggiamento, intralcio alla giustizia. Per queste cose c’e’ la galera. Se l’e’ cavata solanto perche’ e’ una storia africana, un “genocidio senza importanza”, come diceva Mitterrand. Quanti italiani ne sono al corrente? 2000 vittime, piu’ di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine messe insieme, Ma erano nere.
    Ciao, buona serata
    dragor (jurnal intime)

  11. Avatar Pim

    Nemmeno io, cara Giulia. Ciò che vedo mi piace sempre meno, e non parlo solo delle gerarchie vaticane.
    Grazie per la visita.
    Pim

  12. Avatar Pim

    Ho appreso del massacro rwandese da te, caro Dragor, e non ti nascondo che le informazioni riportate in questi anni mi hanno realmente sconvolto. E’ accaduto un genocidio su cui è sceso un silenzio impressionante. Sono convinto che Wojtyła non avesse il polso della situazione e comunque sia stato consigliato male, altrimenti sarebbe come sostieni tu.
    Un abbraccio.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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