<< Venerdì, scusami… >>, si corresse lei, precisando quanto aveva detto in precedenza. Il brusio di fondo rese poco comprensibile la risposta: << … Più avanti, tanto poi… >>. Qualcuno fece cadere un oggetto, forse un libro, e nella sala si aprì un varco di silenzio. Quindi, le voci ripresero in crescendo. << Capisci perché ti consigliavo di guardarla? >>. << Un po’ triste come puntata… >>. << Morire è il modo migliore per risolvere tutto >>. << Ah, però, poverina… >>. << Lui è bello e strano. Cattivo >>. << Sì, sì >>. << Ci stiamo avvicinando alla fine, ma se accadono tutte ‘ste cose… >>. << Ho curiosato su Wiki… >>. << … Non so proprio che possono inventarsi ancora >>. <<… Se ne fanno tre di serie, però…. >>. Alzai gli occhi sulla teoria di sedie vuote della prima fila.. Gli inglesi hanno ragione, pensai. Keep it short and simple. Certo, dovevo fare così: semplificare, semplificare. Alle mie spalle riecheggiò una risata e un grappolo di passi rotolò sui gradini. Le voci aumentarono nuovamente d’intensità. << Grazie per l’informazione… >>.

2 responses to “KISS”

  1. Avatar rosy
    rosy

    io sapevo keep it short, stupid….

  2. Avatar Pim

    È una delle varianti possibili, la usano gli informatici.
    Mica potevo darmi dello stupido da solo, no? 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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