"Siamo tutti case vuote, e tutti aspettiamo qualcuno che rompa la serratura e ci renda liberi".

Ferro 3Tae-Suk s’introduce negli appartamenti lasciati temporaneamente vuoti dai proprietari e prende a viverci per un po’, dormendo nei loro letti, guardando la televisione, prelevando cibo dal frigorifero. Ogni volta rimette a posto qualcosa, fa il bucato, aggiusta sveglie rotte e poi scompare, lasciando tracce tanto lievi da non turbare la realtà altrui. In questo girovagare gli capita che in casa sia rimasto qualcuno, ma adesso è lui a non accorgersene. Sun-hwa, la ragazza le cui fotografie sono sparse ovunque, lo osserva senza alcuna paura mentre lava i suoi vestiti, ripara la bilancia, gioca a golf in giardino (il ferro tre è la mazza meno usata, difficile da maneggiare, la porti con te eppure è come se non l’avessi). Lei fa parte del suo stesso mondo e non hanno bisogno di parlarsi. Ha un marito orribile che non la capisce (ma, va detto, un po’ ci sta male anche lui), quindi non è difficile abbandonarlo agonizzante nel prato. Per tutto il tempo in cui sono insieme, i due ragazzi imparano a comunicare senza voce, si completano e si sostengono nello sconforto. Troppo bello per essere vero: separati da un arresto per un’accusa ingiusta, verranno risucchiati dal flusso delle rispettive esistenze. Lei trascinata a forza dal marito che brama vendetta, lui in prigione a nascondersi di continuo nella cella. Il secondino infuriato lo rimprovera di voler sparire dalla faccia della terra, ed è vero, ma non lo farà da solo. Ci riuscirà, dopo tanta ricerca e tanti tentativi, attraverso l’amore: l’amore che non ha bisogno di spiegazioni, più forte anche della logica, fatto di sguardi e muta condivisione. Ora che Tae-Suk è invisibile, non ha più necessità di cercare una casa vuota. Ora è libero di andare nella casa in cui vive l'amata e darle un bacio felice. Nessuno sa che lui è lì. Tranne la ragazza che lo aspetta. Due innamorati insieme pesano zero.

Kim Ki-duk ricama con stile semplice ma efficace una favola intrisa di situazioni sospese tra realtà e immaginazione, quotidianità e fantasia, ironia e dramma. Il suo sguardo penetrante sorprende e commuove senza riserve. Ogni volta che una porta si apre dentro una casa vuota, non è mai la macchina da presa a seguire Tae-Suk bensì è lui a venirci incontro, riaggiustando gli ingranaggi bloccati del nostro animo, donandoci un nuovo equilibrio. Un film quasi zen: dolce, leggero, bellissimo. Di quelli che lasciano traccia.

Ferro 3 – La casa vuota, di Kim Ki-duk, con Jae Hee, Lee Seung-Yeon, Kwon Hyuk-Ho (Sud Corea, 2004, 95'). Giovedì 19 luglio 2012, ore 1,45, Rai Movie.

3 risposte a “Ferro 3 – La casa vuota”

  1. Avatar PuntoG

    “Due innamorati pesano zero” mi piace. Così dovrebbe essere. Altrimenti è solo zavorra insieme ad altra zavorra. Il peso zero è la risultante di singole identità che funzionano bene, che hanno risolto il loro mondo dentro. E’ così che vedo l’amore, ma sto invecchiando e si legge chiaramente. Le coppie giovani possono risolvere insieme e pesare comunque zero. E allora, forse, è solo questione (solo!!) di sapere vivere la vita con la giusta leggerezza.
    Anche tu sei un sognatore, mi sa. IMHO 😉
    PuntoG

  2. Avatar Pim

    La tua non è solo un’opinione, G. 🙂 Sognatore, di quelli più tremendi, con i piedi ben saldi in terra e la testa ostinatamente altrove…
    A presto, ciao.
    P.

  3. Avatar douceamère
    douceamère

    mi sembra un ottimo compromesso, Pim !! non fosse per altro, per mera sopravvivenza !
    😉

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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