“Ho fotografato quello che mi capitava sott'occhio, senza ricerca né distinzione; i ricordi sono figli del caso, solo gli imbroglioni hanno la memoria in ordine”.
(Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse. Vietri, ott. 2012, photo by Pim)
“Ho fotografato quello che mi capitava sott'occhio, senza ricerca né distinzione; i ricordi sono figli del caso, solo gli imbroglioni hanno la memoria in ordine”.
(Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse. Vietri, ott. 2012, photo by Pim)
Difficile da credere tanto lo scatto sembra ricercato 🙂
Mai letto un libro di Pennac ! una passione tutta italiana, d’altronde la prima volta che ho sentito parlare di Pennac stavo in Italia…
Alex
Invece – giuro – avevo il cellulare in mano e ho approfittato della luce senza neppure spostare le sedie. 🙂
Pennac ha avuto da noi un successo clamoroso nei primi ’90, poi stop. Anche perché, a parte il ciclo di Malaussène e Come un romanzo, non ha prodotto più nulla di notevole.
Grazie Alex, ciao.
Pim
saperle vedere le cose, questo è il presupposto.
Soprattutto mai chiudere gli occhi, mai smettere di guardare. E lasciarsi sorprendere.
Pennac ha avuto un successo clamoroso, ma meritatissimo.. secondo me avrebbe dovuto centellinare di più la produzione Malaussèniana, per evitare alle fan bulimiche come me di fagocitare tutto insieme e poi nel tempo scordarsi ottime citazioni come questa….
A me è piaciuto tanto anche ‘Signori Bambini’.
Ma a parte Pennac, trovo che sia proprio vero: la memoria in ordine è solo quella di chi imbroglia e si imbroglia 🙂
Talvolta però lo sguardo che cade su qualcosa di tanto delicato o attraente è anche un po’ memoria…in qualche modo insomma quello che vediamo ci ricorda e materializza un’emozione, un gusto, un piacere 😉
Ebbene si, hai fotografato per caso. L’idea “poteva” essere buona ma non lo è fino in fondo ;).
Il disordine va allenato alla memoria per renderlo utile quando serve. Quoto comunque il disordine, sempre!
Ciao Pim
@ Agnès:
La citazione è nata così. Ricordavo una frase significativa tratta da un libro del ciclo, ma non ricordavo né il contenuto né quale fosse il libro (furbo, eh?). Alla faccia della confusione mentale mi sono affidato a Wikiquote, ma (ovviamente) non ne sono venuto a capo. Ho pescato però la citazione di sopra che mi piace assai. Forse più di quella che cercavo (dimenticata per sempre).
@ Prishilla:
Questo blog è la dimostrazione che la memoria (perlomeno la mia) è una soffitta piena di materiale accumulato in maniera casuale e disordinata. Dai bauli e dagli scatoloni che ogni tanto mi diverto ad aprire esce fuori di tutto. Il gusto della sorpresa fortunatamente prevale. E anche quello della sincerità.
@ Irene:
Sì, lo guardo si fa esso stesso rievocazione e memoria. Noi siamo le emozioni che proviamo.
@ G.:
Bisogna essere allenati al disordine affinché possa essere creativo: cosicché, in mezzo alla confusione (apparente), sai sempre dove mettere le mani.
Grazie, buona giornata. Pim
Ma la fotografia senza ricerca e distinzione è banale. Dov’è la creatività? Aspetto l’Alzhmeier, almeno finiro’d’imbrogliare
Ciao Pim, ciao tutti
dragor (journal intime)
Bisognerebbe sentire il parere di G., che di fotografia se ne intende, ma credo che la creatività stia nel cogliere al volo l’attimo fuggente.
E poi preferisco mille volte un Dragor presunto imbroglione che preda di un deficit di memoria. 🙂
Ciao, a presto.
Pim
Grazie per la citazione, Pim. Non so rispondere perchè sto cercando ancora di capire, o di non capire, forse. Ma credo che il segreto – per la fotografia, come per la scrittura – stia nell’ossevare il mondo da una prospettiva diversa. E poi c’è sempre la storia della differenza tra guardare e vedere: ma per questa serve un nuovo post 😉
E ancora……servono bauli e scatoloni da cui attingere, disordinati ovviamente 😉
Buonanotte
PuntoG
Grazie G., un abbraccio.
P.
Quadro bellissimo. Quadro per caso? Può essere. Tanto incredibile che può essere vero.
Tesea

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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