ArtissimaHo visitato Artissima. Giudizio
critico: boh. Sghiribizzi infantili prodotti con l’intento deliberato di provocare,
come le puzzette o le parolacce, che pertanto risultano innocui oltreché di valore
modesto. E poi ha ragione Philippe Daverio: non c’è niente di meno
contemporaneo dell’arte contemporanea, sono quarant’anni che propone sempre le
stesse cose.

8 risposte a “Artissima”

  1. Avatar rosy
    rosy

    ci sono stata e leggevo che qualcuno ha definito artissima «un curioso assortimento di oggetti bizzarri». + o – sì.

  2. Avatar Pim

    Definizione perfetta, Rosy: opere bizzarre, più o meno interessanti, la maggior parte delle quali sprovviste di un retroterra culturale solido di riferimento. L’antitesi di ciò che si chiama arte, insomma.

  3. Avatar Tesea
    Tesea

    La cosiddetta arte contemporanea è talmente poco contemporanea che a volte può essere considerata un ritorno all’età della pietra.
    Tesea

  4. Avatar Pim

    È il destino del postmodernismo che – come sostiene Eco – scivola sempre più all’indietro e finirà per arrivare a Omero.
    Grazie Tesea, a presto.
    Pim

  5. Avatar Alex

    Guardando la foto, sto pensando ad una vecchia canzone di Jacques Dutronc…”toute ma vie j’ai rêvé d’être hôtesse de l’air, toute ma vie j’ai rêvé d’avoir, d’avoir les fesses en l’air…Forse anche perché ho cliccato il link, e l’edificio che ospita la mostra assomiglia ad un terminal di aeroporto….
    Alex

  6. Avatar giulia

    Concordo pienamente…

  7. Avatar stelladineve

    Ci sono stata due o tre anni fa, tornando a casa con un’irritazione totale. Non ho più avuto voglia di tornarci

  8. Avatar Pim

    @ Alex:
    Prima lì c’erano i mercati generali, diciamo che un passo avanti è stato fatto…
    @ Stelladineve:
    Avevo già visitato l’esposizione alcuni anni fa senza trarne una cattiva impressione. Forse, stavolta, ho mangiato qualcosa di pesante, non so… 🙂
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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