Seduta, là, davanti a me, un po’
di sbieco. Sta guardando la televisione, un film con Samuel L. Jackson, Basic mi pare. Lo sguardo è già una
minaccia, rabbia cattiva, accentuata dagli occhi bistrati come Cleopatra. Una
felpa tutta nera la ingolfa, come nere porta le sneakers. Pericolosa.
Socialmente pericolosa, sta scritto in caratteri maiuscoli. Ciò che è
successo accadrà ancora, glielo leggo in faccia. Non può che finir male, e quest’idea
di ineluttabilità mi sconcerta. Distinguo una sfida gelida nelle labbra contratte.
Sotto la scorza dei pensieri sta premeditando una strategia indicibile rivelata
solo da piccoli gesti, apparentemente distaccati. Si sente superiore, tanto da poter
disporre della vita e della morte altrui. Come una ladra vuole entrare nel tuo
edificio identitario, impadronirsene per devastarlo pezzo per pezzo, colpo su
colpo, senza ragione. Ti costringe a fare i conti con la vulnerabilità, una
parte di se stessi che a volte spaventa. Un fantasma che diventa reale. Non vedo
un’uscita di emergenza. Mi alzo, le passo davanti, scavalco le gambe distese ma
lei resta impassibile. Irriducibile.







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