Scendo lungo Via de’ Cerchi con passo placido, respirando l’aria bizzosa di marzo ancora indecisa tra essere inverno o aprirsi alla primavera. Sul lato di Palazzo Vecchio dietro il Nettuno vedo un capannello riunito intorno a un camper. Lucia, che ha occhi attenti, riconosce immediatamente la persona che sta parlando al microfono. È Matteo! Aguzzo la vista. Sì, proprio lui. Estraggo il cellulare dalla tasca e m’infilo tra gomiti e teste di fotografi, giornalisti, qualche curioso. A dire il vero pensavo fosse più piccolo di statura, e appare anche più magro.
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Matteo tiene tra le mani il facsimile di un assegno di trentamila euro, cifra ricavata dalla vendita del suo camper elettorale e destinata a una Onlus. Indossa un completo scuro che lo fa più ragazzo dei suoi trentotto anni, sfoggia lo scilinguagnolo che conosciamo e sorride a tutti. Cerco di carpirgli l’espressione facciale, perché vorrei capire quanto spontanei siano i suoi modi accattivanti. Sul volto abbronzato noto lineamenti un po’ tirati che sa velare mentre riceve e rifila abbracci, pacche sulle spalle, si lascia ritrarre. Ai giornalisti presenti dichiara che non vuole gli vengano rivolte domande di argomento politico, ma il tono non è proprio quello di una battuta.
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Nei pressi sosta una scolaresca in attesa di entrare in Palazzo Vecchio. Matteo si avvicina d’impulso e saluta i bambini che gli rivolgono un ciao squillante. Che lenza, esclama ridendo la mia amica, anche lei con l’iPhone in mano pronta a immortalare la scena. Davvero. Però ho la sensazione che quel fare da attore consumato non sia esclusivamente frutto di furbizia o calcolo. Scattate le immagini di rito, si rivolge al suo entourage preoccupandosi che qualcuno conduca i ragazzi nel loro percorso di visita. Un politico d’altra schiatta, terminata la cerimonia, si sarebbe volatilizzato dentro la sua auto blu; Matteo si trattiene a chiacchierare, mostrando una cortesia che non sembra pura strategia comunicativa. Mentre ci allontaniamo, Lucia ed io concordiamo sul fatto che il PD, se l’avesse candidato premier, avrebbe preso molti voti in più e non solo per via dello stile fresco. Un’occasione perduta. Per ora?

7 risposte a “Matteo!”

  1. Avatar Alex

    Il primo post riciclabile ! basta cambiare il nome e le foto e lo stile fresco diventa lo stile francesco 🙂
    Alex

  2. Avatar Pim

    Vero, non ci avevo pensato. Però potrei recarmi a fotografare il paese da cui proviene la sua famiglia, che si trova a poco più di trenta chilometri da casa mia…
    Ciao Alex, grazie.
    Pim

  3. Avatar dragor
    dragor

    Meglio Paul Kagame. Almeno non c’è l’imbarazzo della scelta 🙂
    dragor (journal intime)

  4. Avatar Pim

    No davvero, Dragor 🙂
    Però credo che una campagna elettorale in Rwanda non scadrebbe mai al livello di quella italiana.

  5. Avatar marta94
    marta94

    Continuiamo a sperare, fin che si può e fin che ci lasciano fare.

  6. Avatar Tesea
    Tesea

    Occasione persa per tutti.
    Se……avremmo già un governo.
    Tesea

  7. Avatar Pim

    Con i se e i ma non si fa la storia (nemmeno la cronaca politica più spicciola), però sono della tua opinione Tesea. Speriamo comunque che il buonsenso prevalga sul calcolo e sulle strategie.
    Ciao, a presto.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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