Come scia di lumaca lasciamo sullo schermo flussi silenziosi di coscienza (oh, Molly Bloom…), serbando l’illusoria speranza che sia possibile dare un ordine alla vita semplicemente riscrivendola. Forse è la chimera che inseguiamo. Le parole costituiscono uno strumento spesso inadeguato per dare forma e sostanza ai pensieri; ma, a parte che abbiamo solo queste, è proprio la loro duttilità ad affascinare noi apprendisti stregoni. Siamo incauti, le gettiamo sconsideratamente nella rete con la serena convinzione che verranno recepite per come le abbiamo intese. Quasi mai succede. Ma, in fondo, cosa importa? L’unica responsabilità che ci assumiamo è nei confronti dei nostri fantasmi.

4 responses to “Come scia di lumaca”

  1. Avatar Prishilla

    incauti o arditi. dipende!
    🙂

  2. Avatar Pim

    Hai ragione Prish, la linea di confine è molto sottile e a volte non siamo neppure consapevoli di varcarla. Oppure ce ne rendiamo conto, ma lo facciamo ugualmente.
    Buon lunedì.
    Pim

  3. Avatar Laura
    Laura

    Alla fine è importantissimo formarsi delle relazioni che vanno a tessere la rete di sostegno di cui tutti noi necessitiamo, poi il fatto che siano fatte su internet più che in un bar passa in secondo piano…
    La dipendenza si verifica quando i rapporti divengono esclusivi e il pc e internet iniziano a divenire la primaria preoccupazione, tanto da intaccare il resto del tempo. Dal lavoro al sonno…

  4. Avatar Pim

    Sì, penso che occorra utilizzare la Rete in modo intelligente per non rendere inutile, o addirittura dannosa, un’esperienza altrimenti piacevole.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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