(Pubblicato su Trovacinema l’11 marzo 2002. Il post fa riferimento alla
partecipazione di Benigni al Festival di Sanremo di quell’anno.)


Grazie Roberto"Non si può chiedere ai comici di essere
saggi. Infrangono le regole, fanno quello che gli pare. Sono maestri dei passaggi
proibiti, contrabbandieri senza licenza. Hanno il potere di far ridere e di far
piangere che è il potere più grande del mondo. Non li si può imprigionare…
".

Grande Roberto. Con le tue parole ci ricordi che il giullare, il buffone, il
clown, hanno da sempre facoltà di sbeffeggiare i potenti, di irridere ai
superbi, di far le pulci ai ricchi e ai nobili. Castigat ridendo mores – ridendo
castiga i mori, avrebbe detto Totò. Ed è inutile e controproducente cercare di
chiudere loro la bocca! È proprio questo tuo mischiare la comicità alta "della
parola" con quella bassa "del corpo", il gesto goliardico e la riflessione appassionata, a sparigliare le carte, a confondere il Potere, a spingerlo verso
la gogna mentre il popolo ride.
Impagabile Roberto. Cerchi l’eterno femminino sotto il vestito della Arcuri e
subito dopo declami la donna ideale (mistero
senza fine bello
) con le parole del Poeta. Ci rammenti che l’amore "è la mano di Dio sulla spalla dell’uomo, l’unica limitazione alla libertà che ci rende più liberi" e ci spalanchi
davanti agli occhi una visione prospettica che illumina improvvisamente la notte, una verità di cui non siamo mai abbastanza consapevoli o che
troppo spesso dimentichiamo. In una rassegna canora infarcita di canzoncine canoniche, con la tua voce al limite della stonatura riesci ad
emozionarci, a colpirci dritto al cuore, con quelle parole che da sempre
sappiamo ma non abbiamo mai saputo pronunciare. Grazie Roberto. Tra una goliardata e una meditazione, tra una battuta crassa e
una dotta citazione, attraverso il riso e le lacrime, per un momento ci hai
riconciliati con la nostra umanità.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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