AmadeusIl film di Miloš Forman è in
larga misura centrato sull'invidia che Salieri prova per Mozart. Alla fine egli cade in preda al delirio, roso da un tarlo che gli impedisce di restare in contatto
con la realtà e lo conduce all'autodistruzione.

Questa versione dei fatti ci
permette di analizzare una passione dell'anima che appartiene (più o meno) a
tutti e dunque ha un ruolo sociale enorme, evidenzia come essa attacchi la
creatività e presupponga un elemento di nascosta ammirazione, però è inattendibile. Tutto nasce da un'interpretazione della relazione
tra i due musicisti divulgata da Puškin nel libro Mozart e
Salieri
: lo scrittore accreditava la leggenda che quest'ultimo, influente
prelato della corte di Vienna, fosse invidioso della genialità e della vitalità
del giovane collega.

La verità storica è invece un'altra: i rapporti non erano affatto
conflittuali e Salieri non ha mai ostacolato, né tantomeno avvelenato, Mozart. Al contrario, pare che l'abbia aiutato a farsi una carriera e riferisse del suo talento con profondo rispetto.

Amadeus, di Miloš Forman, con Tom Hulce, F. Murray Abraham, Elizabeth Berridge, Simon Callow (Usa, 1984, 180'). Mercoledì 14 agosto 2013, ore 21,10, La7.

2 risposte a “Amadeus”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Povero Wolfi, a sfruttarlo era il papà!
    Ciao Pim, buon lunedi’
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    La sensazione, avvalorata anche dalle immagini del film, è che in effetti il bimbo prodigio fosse trattato come una scimmietta ammaestrata. Per fortuna, almeno, all’epoca non esistevano i talent show.
    Ciao Dragor, buon lunedì anche a te.
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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