A quel tempo Alice si chiamava in un altro modo. Forse, a ben pensarci, non era nemmeno lei – non ancora. << Ne conosci altre come me? >>, domandò quando ci incontrammo su in Langa. << No >>, risposi, mentre pensavo: e ti pare. Gli inizi si presentano sempre difficili, allora avevo un macello di problemi – non solo Alice, che probabilmente mi stava prendendo in giro – ma ero contento lo stesso. In una soleggiata mattina di novembre ci presentammo alla Fiera del Bue Flaccido, io con l’aria lessa e lei la treccia morbida sparsa sull’affannoso petto. Si era radunato un discreto numero di bovini di razza e noi scroccammo qualche minestra di trippa. Bertolina, che era una bella manza, mi estorse informazioni con inganni e moine (anche con la lingua), infine mi mise sul carrello dei bolliti. Tutto da dimostrare, pensai, ma vaglielo a spiegare a questa testina. Gli anni da contare cominciarono a succedersi tanto da farmi perdere la voglia di rubare le torte di compleanno – soprattutto per non creare precedenti. La cosa inaspettata fu che Alice divenne abbastanza saggia da snobbarmi e io, in seguito, giustificai la sua scomparsa dalla mia vita con la mancanza di un abito appropriato a nascondere la coda di paglia. Ricevetti comunque un premio di due bottiglie di dolcetto proveniente dal paese di Doc. Vero, pensai allora, noi piemontesi siamo dei signori – tutti tranne Guido, con le pedule e il coltellino per il formaggio. Seppi poi che Alice era diventata un’ambita gualdrappa e aveva cominciato finalmente a divertirsi – adesso pareva molto contenta di chiamarsi così. Presi dunque a scrivere per l’Osteria Numero Sette, benché i contenuti dei miei articoli fossero praticamente inesistenti – più che altro facevo passerella per i mercati tra una salsa e l’altra. Fu il mio primo Natale – e anche l’ultimo.
@ Rosy:
Quando in un sito web ho letto l’espressione ‘ambita gualdrappa’ mi sono detto: troppo divertente, non devo lasciarmela scappare.
@ Alex:
Alice ne sarà felice… 🙂
Happy (free meat) Monday.
Pim
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
Rispondi