Io al natale chiederei ospitalitàIo a natale chiederei ospitalità. Penso a una casa solitaria, al centro di un lago – come quella di Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera. A un rifugio accogliente, luminoso, che mi nasconda e dia protezione. Un luogo nel quale ridere, giocare, leggere, fare tutto ciò che preferisco, senza alcun limite e senza tempo. Un luogo nel quale mi attende qualcuno che abbia espresso il desiderio complementare. Che io sia lì.

8 risposte a “Io a natale chiederei ospitalità”

  1. Avatar rosy
    rosy

    se fosse possibile, chiederei ospitalità anch’io….
    auguroni, caro pim
    rosy

  2. Avatar Pim

    Il Natale è una festività che ha perso quasi del tutto i connotati religiosi. Ma non parlo soltanto di consumismo. Il disagio che ogni anno mi provoca è dovuto al fatto che si tratta di una festa obbligata, in cui la felicità è imposta e non è mai spontanea. Perciò avverto sempre più il bisogno di sfuggire a questo clima di ipocrisia generalizzata.
    Auguri, Rosy.
    P.

  3. Avatar irenespagnuolo

    Come ti capisco…
    Ho scritto ieri di questo “disagio” e aspetto il 2, di gennaio.
    Comunque auguri, di cuore.
    Un abbraccio
    Irene

  4. Avatar Pim

    Non mancherò, cara Irene. Contraccambio gli auguri con il cuore, la milza e i polmoni. 🙂
    Ti abbraccio.
    P.

  5. Avatar prishilla

    Oh Pim, il desiderio del desiderio complementare e’ una raffinatezza degna di te. Ed un bellissimo pensiero da mettere sotto l’albero. In qualunque casa tu sia… tanti auguri, tanta serenità, tanta poesia…
    Prish

  6. Avatar Pim

    Non mi prendo meriti che non ho, cara Prishilla: la raffinatezza appartiene una persona cara, io l’ho solo colta al volo con tutte le penne e le piume… 🙂
    Grazie per la tua presenza assidua in ‘questa’ casa, ti abbraccio.
    Pim

  7. Avatar dragor
    dragor

    Affascinante. Perché non lo hai fatto? 🙂

  8. Avatar Pim

    L’ho fatto, caro Dragor, l’ho fatto… 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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