<< Mi hai perdonato? >>, domandò lei allentando per un momento la stretta dell’abbraccio. Io distanziai leggermente il mio viso dal suo, per metterla bene a fuoco. << Ti riferisci a quella volta…? >>. L’episodio mi riapparve alla memoria condensato in pochi frames: lo sportello che si spalanca all’improvviso, lei che fuoriesce in uno scatto nervoso, l’auto che sopraggiunge alle spalle frena e cambia traiettoria.
Accordo sempre il perdono a chi si assume la responsabilità del proprio comportamento: siamo tutti pieni di limiti e bisogna operare per ridurre la sofferenza che ci procuriamo l’un l’altro.
Perdonare è anche un modo per preservare le persone cui vogliamo bene dalla nostra aggressività, per rendere più profondo il nostro legame con esse.
Ciao Irene, grazie.
P.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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