Il medico della mutuaIl dottor Guido Tersilli è un giovane medico arrivista e leccapiedi che intraprende un’irresistibile carriera: seduce con l’inganno la moglie di un collega moribondo, riesce a far passare sotto le proprie cure duemilatrecento mutuati, infine sposa la figlia di un ricco costruttore. Il romanzo di Giuseppe D’Agata ha toni meno agrodolci del film girato da Luigi Zampa: va assai più a fondo nel caratterizzare il protagonista (Sordi indossa i panni di un simpatico farabutto) e soprattutto descrive con cruda evidenza gli aspetti poco nobili del sistema sanitario italiano. Il personaggio letterario del dottor Guido Melli incarna una realtà che appare fortemente contraddittoria: per un verso egli attribuisce al proprio mestiere una valenza umanitaria, per un altro si serve dei propri privilegi per avere successo e fare affari. Il racconto descrive con cinismo situazioni come il commercio dei mutuati, la smodata medicalizzazione dei pazienti, la concorrenza senza esclusione di colpi, i compromessi indispensabili per salire la scala sociale. Sia il film che il libro risultano per molti aspetti inevitabilmente datati, poiché si riferiscono a una società nel frattempo molto cambiata: negli anni ’60 la sanità si poggiava interamente sul sistema mutualistico, gestito da cordate di potere, mentre fare il medico oggi significa patire precariato e scarso riconoscimento economico. Tuttavia rappresentano entrambi una documentazione ancora (purtroppo) attuale dei tanti malvezzi che ci affliggono: baronìe, corruzione, clientelismo.

Il medico della mutua, di Luigi Zampa, con Alberto Sordi, Evelyn Stewart, Bice Valori, Nanda Primavera, Leopoldo Trieste, Pupella Maggio (Italia, 1968, 98’). Giovedì 10 luglio, ore 21,10, La7.

2 risposte a “Il medico della mutua”

  1. Avatar Irenespagnuolo
    Irenespagnuolo

    Oh ancora scottanti, purtroppo!

  2. Avatar Pim

    L’Italia, in questo senso, non ha mai cambiato verso.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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