Scrissi il post che segue alcuni mesi dopo i tragici fatti che accaddero il 20 luglio 2001 durante il G8 di Genova. Alcuni episodi, come il pestaggio avvenuto nella caserma Diaz, non erano ancora stati chiariti e dunque queste riflessioni appaiono oggi incomplete: mi premeva tuttavia esprimere un sentimento di pietas non soltanto per il ragazzo ucciso ma anche nei confronti del suo assassino. A mio giudizio, Carlo Giuliani e Mario Placanica furono entrambi vittime sacrificali di un "sistema" dimostratosi colpevolmente incapace nel gestire il G8 e, di fatto, promotore di una violenza barbara, inconcepibile in uno Stato che si definisce democratico. A distanza di tredici anni non ho cambiato idea. Al contrario: le indagini, i processi e le condanne hanno rafforzato le convinzioni che manifestavo già allora.
 
Carlo e Mario, ragazziCredo sia giusto ricordare Carlo Giuliani e la sua vita infranta. Non era un delinquente, ma un giovane come tanti, con ardori e passioni tipiche di un’età in cui gli eccessi sono frequenti. Non credo sia giusto, invece, farne un santino: aveva un passamontagna in testa e un estintore in mano, non precisamente la divisa di un pacifista.
Occorre rispettare il terribile dolore dei genitori, i quali l’hanno visto stramazzato in una pozza di sangue sull’asfalto di Piazza Alimonda. Bisogna partecipare commossi al loro lutto: la morte di un figlio, per qualunque causa e in qualunque modo avvenga, è l’evento più atroce che possa capitare a un essere umano.

Credo sarebbe doveroso ricordare ogni tanto anche Mario Placanica, il giovane militare di leva che, vistosi circondato, ha sparato per difesa o paura. Importa poco (importa soprattutto agli avvocati difensori) se il proiettile sia stato deviato o meno dall’estintore afferrato da Carlo piuttosto che da un calcinaccio.
Credo che sarebbe altrettanto doveroso tenere in considerazione il dolore dei familiari di Mario, anch’essi colpiti da un evento penoso: Mario è un figlio come Carlo e l’accusa di omicidio (sia pure per “eccesso di legittima difesa”) è una spada di Damocle che pende sulla sua vita futura.
Carlo e Mario sono, in realtà, entrambi vittime di questa terribile vicenda. Le vittime sacrificali, in un certo senso. Perché non avrebbero mai dovuto trovarsi laddove, invece, si sono trovati. Dove qualcuno ha voluto che si trovassero.
Rimane in me fortissimo il sospetto che – diversamente da altri vertici del G8 in cui si era verificata appena qualche scazzottata – la tragedia sia stata provocata. Ricordo troppo bene come e quanto, nelle settimane precedenti, i media abbiano soffiato sul fuoco dell’allarmismo, quasi a voler aizzare le frange più estreme del movimento No-Global. Ricordo troppo bene le tanto sbandierate misure di sicurezza intraprese e la trovata della “linea rossa” che pareva di per sé una provocazione, una sfida. E intanto il nostro Presidente del Consiglio si preoccupava dell’inestetismo dei panni stesi e delle piantine di limone. Pur non essendo genovese, conosco troppo bene il centro storico per non aver paventato che, così come coordinata, la manifestazione sarebbe diventata ingestibile in caso di scontri. Se le forze dell'ordine avessero saputo – o voluto – tutelare la sicurezza pubblica come avrebbero dovuto fare – e non hanno fatto – ora Carlo sarebbe vivo e Mario non affronterebbe un processo per omicidio.
A mio parere, però, la responsabilità dell'accaduto non va esclusivamente a carico di polizia e carabinieri – sebbene, in base alle testimonianze che ho direttamente ricevuto, abbiano pestato nel mucchio senza beccare neanche un black-blocker. Credo piuttosto che essa sia da addebitare non soltanto a chi non ha saputo arginare gli scontri ma a coloro che li hanno scientemente fomentati. Parlo delle alte gerarchie delle forze dell’ordine, sino ad arrivare al primo e diretto responsabile: il Ministro dell’Interno.
So che la mia lettura dei fatti può non essere condivisa. D’altra parte non avevo l’intenzione di trattare l’argomento dal punto di vista politico, bensì in chiave umana. Mi premeva semplicemente esprimere un sentimento di pietas nei confronti di due ragazzi, Carlo e Mario, vittime di accadimenti più grandi di loro.
Non dimentichiamoli.
Entrambi.
 
(Pubblicato su Trovacinema il 15 marzo 2002)

10 responses to “Carlo e Mario, ragazzi”

  1. Avatar Pat
    Pat

    Una riflessione che condivido. Le medaglie hanno due facce, ma che si assomigliano terribilmente in un’espressione di dolore…
    Pat

  2. Avatar Pim

    Il dolore è infatti il sentimento legante, Pat, con il quale fare i conti ancora prima di esprimere un giudizio.
    P.

  3. Avatar Irenespagnuolo
    Irenespagnuolo

    Grande pezzo, per misura e profondità. Dovremmo capire e ricordare eccome!
    La guerra tra poveri…
    😉

  4. Avatar prishilla

    Giuste considerazioni, Pim. E guardando fra i risvolti, non posso far a nano di chiedermi: perché oggi? Buona giornata Prish

  5. Avatar Marco
    Marco

    Sembra passato un secolo. L’intero G8 fu figlio di una gestione molto “muscolare”, da “potenza industriale”. In pochi anni tutto ciò si è sbriciolato ed è emersa appieno la debolezza economica e sociale del paese Italia. Grazie Pim di aver ricordato questa tragedia, figlia di una violenza inutile che ha provocato solo dolore dall’una e dall’altra “parte”. Che poi a pensarci bene l’intero principio di separare i “governanti” da i “governati” con una “riga rossa” difesa, per di più, da esercito ed aviazione, è forse normale in un paese civile e che si dice democratico? Cariche e spedizioni punitive della polizia, black-block che nessuno ha mai catturato, ventenni che si trasformati in assassini… Giusto ricordare, assolutamente giusto: fosse mai che impariamo qualcosa. Inizio a pensare che le ferite inflitte ad un paese debbano essere rielaborate esattamente come lo sono le ferite inflitte ad una persona. Non si possono negare o nascondere altrimenti diventano parte di un incoscio di disagio. E non si possono allontanare da se con rabbia e odio considerandole responsabilità di qualcun’altro. Noi siamo quel paese che ha dato i natali a Carlo e Mario ed a dato i natali a tutta la catena di comando ufficiale od occulta che ha fatto sì che Carlo e Mario si trovassero lì, in quella via fumosa: acerrimi nemici … senza neppure conoscersi! Ah, dio mio, come non pensare a De Andre e la sua “Guerra di Piero”. Povera Italia, hai ragione, forse solo la pietas può svolgere quel ruolo di collante per vasi giapponesi che citava Irene recentemente

  6. Avatar Pim

    @ Irene:
    Grazie, il tuo commento mi conforta. Molte delle reazioni che il post suscitò nel 2002 non avevano un tono così pacato, i commenti contenevano una visione ideologica molto forte (in un senso o nell’altro): una visione che io invece provavo in qualche modo a superare…
    P.

  7. Avatar Pim

    @ Prish:
    Perché il 20 luglio ricorreva il tredicesimo anniversario di quell’episodio tragico (tranne un paio di eccezioni, i media non ne hanno fatto cenno). E poi per un motivo più futile: avevo voglia di riprendere (con qualche correzione) quel post scritto tanti anni fa, proprio all’inizio del mio girovagare nei forum di discussione (Trovacinema fu il primo). Una specie di amarcord, insomma… 🙂
    Buona giornata anche a te.
    Pim

  8. Avatar Pim

    @ Marco:
    D’accordissimo con te. E concordo con la citazione del post che Irene ha scritto sul suo blog, il quale chiosa molto bene il senso del mio. Tutti i lutti, sia personali che collettivi, andrebbero rielaborati per quanto possibile. Al di là ancora di un giudizio storico, che è altra faccenda.
    Grazie per l’intervento, a presto.
    Pim

  9. Avatar dragor
    dragor

    Ho visto il paese più violento diventare il più pacifico e ho parlato con le persone che fanno parte di questo cambiamento. Non lo avrei mai creduto possibile e questo ha accresciuto la mia fiducia nella natura umana. In ogni persona c’è il buono e il cattivo, si tratta soltanto di fare leva sulla parte giusta.
    Ciao Pim, buona notte
    dragor (journal intime)

  10. Avatar Pim

    Sono d’accordo con te, caro Dragor. Una sottile linea rossa separa bene e male, difficilmente distinguibile a occhio nudo: occorre fare molto esercizio di compassione per imparare a capire senza giudicare.i

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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