CinquePerDueFrançois Ozon rappresenta cinque quadri della vita di una coppia trentenne, dal momento della separazione a quello in cui la relazione ha avuto inizio: l’epilogo costituisce l’episodio introduttivo, il primo incontro l’illusorio happy end. In mezzo stanno il tradimento, la nascita del figlio, il matrimonio. Lo spettatore è posto subito di fronte a una scena di sesso particolarmente cruda, quindi è chiamato a interpretare nei fatti che seguono, cronologicamente anteriori, i sintomi e i segni che hanno portato i protagonisti alla inevitabile rottura. La trovata non riesce tuttavia a rendere coinvolgente l’intreccio, piuttosto meccanico nella successione stadiale, a lungo andare monotono. Ozon, autore altrove interessante, pare qui l’Ingmar Bergman dei poveri. Valeria Bruni Tedeschi interpreta l’ennesimo personaggio nevrotico della sua carriera, una donna emotivamente fragile, dai gesti incerti, le brusche reazioni. Ebbi modo di osservarla nel 1995 in occasione della presentazione di La seconda volta – film nel quale mise in scena la sua interpretazione migliore: appariva a disagio, sorrideva imbarazzata, teneva gli occhi fissi a terra. Ebbene, sullo schermo non fa che replicare in modo ripetitivo se stessa, senza variazioni espressive, e forse non ha nelle corde altri stili recitativi.

Cinqueperdue – Frammenti di vita amorosa (5×2 – Cinq fois deux), di François Ozon. con Valeria Bruni Tedeschi, Françoise Fabian, Michael Lonsdale, Stéphane Freiss (Francia, 2004, 90’). Lunedì 21 luglio, ore 21,10, Laeffe.

2 responses to “Cinqueperdue – Frammenti di vita amorosa”

  1. Avatar Irenespagnuolo
    Irenespagnuolo

    …a me e’ piaciuta nell’ultimo film per il quale mi pare abbia preso anche un nastro d’argento.
    L’aspetto curiosa accanto a De Sica e Papaleo. Secondo me la sciolgono 😉

  2. Avatar Pim

    Ahahah, sì, non ho dubbi. Quei due insieme produrranno una miscela esplosiva!

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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