"Noto questo diario della mia vita di questi ultimi anni senza propormi assolutamente di pubblicarlo. Io, a quest’ora e definitivamente, ho eliminato dalla mia vita quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura. Io voglio soltanto attraverso queste pagine arrivare a capirmi meglio. L’abitudine mia e di tutti gli impotenti di non saper pensare che con la penna alla mano (come se il pensiero non fosse più utile e necessario al momento dell’azione) mi obbliga a questo sacrificio. Dunque ancora una volta, grezzo e rigido strumento, la penna m’aiuterà ad arrivare al fondo tanto complesso del mio essere. Poi la getterò per sempre e voglio saper abituarmi a pensare nell’attitudine stessa dell’azione: in corsa, fuggendo da un nemico o perseguitandolo, il pugno alzato per colpire e per parare".

(dalle pagine di diario di Italo Svevo, in data dicembre 1902)

2 responses to ““… quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura””

  1. Avatar dragor
    dragor

    Secondo me ci sono i prodromi del fascismo: l’azione al posto del pensiero, la ricerca estrema dell’emozione, l’apologia della guerra. Segno dei tempi.
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Secondo una connotazione psicosociale, il termine azione comprende tutte quelle attività che non si risolvono solo sul piano della vita mentale: il “fare umano”, insomma. Non ho idea di ciò che passasse nella mente di Svevo, Dragor, però credo che volesse intendere proprio questo passaggio che egli considerava necessario: da un’attività mentale, come la scrittura, a una materiale, in relazione con le cose concrete. Come dagli torto?
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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