Del calcioDel calcio mi piace l’aspetto tecnico e quello tattico: il gesto atletico proprio di un passaggio, di un tiro, lo schieramento dei giocatori in campo, gli accorgimenti di gioco decisi dall’allenatore. Lo stesso vale per gli altri sport: ammiro la perfezione di una volée nel tennis, la potenza di una schiacciata nel basket, il coraggio dello sciatore discesista, la bellezza di un triplo axel nel pattinaggio artistico. Mi affascina il talento, quella predisposizione naturale che, unita necessariamente al carattere, differenzia il campione dall’atleta.

Il resto no, non m’interessa. Il chiacchiericcio spicciolo dei giornalisti, le polemiche gonfiate ai fini dell’audience, i diritti televisivi, gli sponsor e le campagne pubblicitarie (per tacer degli scandali). Tutto questo con lo sport, come lo intende un appassionato che ne ha acquisito pratica, non c’entra niente.

6 risposte a “Del calcio”

  1. Avatar emma
    emma

    Come nella vita .. o quasi, Pim. Una bella partita solida senza pubblicità o riflettori, puro gioco, 🙂 tattico e tecnico

  2. Avatar Alex

    A me è piacuto il chiacchiericcio di un collega l’indomani della partita: Avete guardato la partita Juve-Barcellona? Beh, posso dirvi che, ieri sera, Pirlo faceva veramente i suoi 73 anni! 😉
    Alex

  3. Avatar Pim

    @ Emma:
    Un campo, un pallone, regole definite e atleti interpreti del gioco. Questa è la nobile bellezza del calcio, dello sport, della vita stessa. Corruzione e scandali possono inquinarla ma non ne alterano l’essenza.

  4. Avatar Pim

    @ Alex:
    🙂
    Più che chiacchiericcio, direi che quella battuta esprime l’anima popolare del calcio, dello sport, che vive di battute di spirito e sfottò. Un’anima anch’essa verace, genuina, non adulterabile. Essenziale.

  5. Avatar dragor
    dragor

    Lo sport si fa valere da solo. Se vuoi descriverlo, devi essere un artista della parola. La banalità può ucciderlo.
    dragor (journal intime)

  6. Avatar Pim

    In questo senso Gianni Brera resta il più grande: da prestipedatore a posaglutei, da sbirolento a inciampare nelle primule, tutto un fuoco di fila…

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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