Quando rifletto sulle conseguenze che hanno i conflitti matrimoniali, penso sempre a quella frase che Danny DeVito dice a Michael Douglas nel film La guerra dei Roses: <<… Non ci sono vittorie in queste cose… soltanto gradazioni di sconfitta >>.
Quando rifletto sulle conseguenze che hanno i conflitti matrimoniali, penso sempre a quella frase che Danny DeVito dice a Michael Douglas nel film La guerra dei Roses: <<… Non ci sono vittorie in queste cose… soltanto gradazioni di sconfitta >>.
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà;
se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che
abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due
modi ci sono per non soffrirne. IL primo riesce facile
a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto
di non vederlo più. Il secondo è più rischioso ed esige
attenzione e apprendimento continui: cercare e saper
riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
(Italo Calvino)
Credo che una via possibile sia provare a comprendere se stessi e l’altro nella propria unicità, irripetibilità, irriproducibilità. L’inferno è precipitare da un lampadario di cristallo e rimanervi schiacciati, come capita ai coniugi Roses.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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