Fiction<< Io non ti ho mai chiesto niente >>. La donna si era alzata, aveva gettato uno sguardo di sfida intorno alla stanza, posandosi sui mobili pregiati, sui quadri. << Tu menti sapendo di mentire >>, la rimbeccò l’uomo tendendo il dito indice accusatorio. Lei gli doveva molte cose, compresa la sua presenza in quella casa. Per un attimo immaginò che avrebbe voluto spaccare tutto, sarebbe stata capace di farlo. Come quella volta che, in mezzo a un incrocio, aveva rabbiosamente spalancato lo sportello ed era scesa dall’auto, rischiando di farsi investire. Invece era andata alla grande finestra e aveva guardato giù in strada. Quando, dopo qualche minuto, si voltò era vistosamente impallidita e sembrava aver perso parte della propria sicurezza. Mormorò alcune parole indistinte, con voce flebile.

Lui, colto alla sprovvista, sentì ancora una volta l’istinto di proteggerla da se stessa: << Possiamo discuterne a pranzo? >>. Non aveva neppure finito di formulare l’invito che già si era pentito. Come gli era venuta in mente un’idea simile? Sapeva benissimo che era il tipo di donna manipolatrice, che incanta i maschi attraendoli nel suo magico mondo di chiacchiere e sorrisi. L’aspetto angelico, i modi affettati, la gentilezza ostentata, erano una copertura perfetta. Se la situazione le sfuggiva emotivamente di mano, recuperava rapidamente il controllo con la messa in scena della debolezza. Conosceva quella strategia da tela di ragno ma era troppo comprensivo, ecco il punto, troppo disposto a perdonarla. Comunque l’avrebbe portata in un ristorantino di poche pretese, dove nessuno lo conosceva, e lì forse avrebbe parlato chiaro.

L’espressione di lei passò dallo stanco al sardonico mentre attraversava la stanza e si appoggiava con le mani aperte alla scrivania: << Tu non sai quel che fai con questo invito >>. Al suo sguardo interrogativo, completò la frase: << Ti stai comportando come un perdente. Pensaci. Io non scommetto su un perdente >>. Lui alzò adagio la testa e la fissò dritto negli occhi: << La verità è che ti piace troppo trescare. Da quando sei arrivata qua non hai fatto altro >>. Estrasse dalla tasca della giacca un mazzo di chiavi e glielo mise in mano: << Di queste non ne ho più bisogno >>. Percorse con lunghi passi la distanza che lo separava dalla porta d’ingresso mentre lei, immobile, lo chiamava per nome. Si tirò dietro la porta, badando bene di non farla sbattere. L’ultima parola che pronunciò fu << Vaffanculo >>.

6 risposte a “Fiction”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Non sopporto le manipolatrici, specialmente quelle che si vittimizzano. L’avrei mandata a farsi fottere subito, altro che invitarla a pranzo.
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Nemmeno io. Ma è una storia che origina da altre storie, e le storie si possono solo ascoltare. 🙂

  3. Avatar rosy
    rosy

    questo stile ti si addice moltissimo…. nelle atmosfere rarefatte e nel linguaggio.
    la storia poi è intrigante…. chissà da dove arrivano i due personaggi, quale è la loro storia precedente. viene da chiederselo.

  4. Avatar Pim

    … Invece ho preferito metterli dentro la situazione, senza spiegazioni, affinché ciascun lettore sia libero di immaginare antecedenti e – perché no – proseguimenti. 🙂

  5. Avatar Prishilla

    troppo disposto a perdonarla. ci saranno proseguimenti. 😉

  6. Avatar Pim

    Questo insegnano le fiction, Prish: nulla finisce mai veramente… 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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