Checco ZaloneRicordo quella domenica pomeriggio di alcuni anni fa al Cinema Fratelli Marx quando incontrai Gianna, docente di Fisica in un noto liceo torinese. Stava aspettando Antonella, che a sua volta insegna Matematica. Un vero e proprio trust di cervelli, insomma.
<< Che cosa vai a vedere? >>, mi domandò. Adesso non ricordo, credo fosse Sokurov o forse Iñárritu: cinema d'autore, insomma, bella roba sostanziosa. Risposi comunque con quella punta di orgoglio tipica di chi, alla presenza di un professore, si sente in dovere di dimostrare la propria cultura.
<< E voi >>, chiesi a mia volta con intento spiritoso, << siete qui per Checco Zalone? >>.
<<>>, replicò lei – a significare: qualcosa in contrario?
Gelo.
Da allora Zalone è diventato il mio tallone d'Achille. Delle due l'una: o è un cretino oppure il cretino sono io che non lo capisco.
Visto il successo riscosso anche a Sinistra (amicizia con De Gregori compresa) probabilmente la seconda che ho detto. D'altra parte, trenta milioni di euro d'incasso in pochi giorni non possono sbagliare.
Nel frattempo, sto visionando la filmografia completa di Pierino. Metti mai che la critica rivaluti Alvaro Vitali e le sue puzzette, mica voglio farmi trovare impreparato…

4 risposte a “Checco Zalone”

  1. Avatar rosy
    rosy

    qualcuno è arrivato a dire che è il nuovo totò, ma il paragone mi sembra che sia completamente scentrato. fa sorridere, niente di più, è innocuo, inoffensivo praticamente….

  2. Avatar Pim

    Il nuovo Totò?
    Ma mi faccia il piacere!…
    🙂

  3. Avatar Alex

    Ne hanno parlato anche in Francia, al telegiornale. Non del film però, ma solo per dire che gli incassi strastoferici finiscono nelle tasche di Berlusconi 😉
    Alex

  4. Avatar Pim

    Ne hanno parlato, Alex, anche perché è l’unico film in Europa a tener testa a Star Wars.
    Non so ancora se gioirne o meno… 🙂
    Grazie, ciao.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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