Johnny e SylvieLui è Johnny Hallyday, uno dei tanti succedanei di Elvis: il Bobby Solo d'Oltralpe, per capirci, ma dal fascino maudit. Johnny… who?, si domandarono perplessi gli americani quando se lo videro recapitare in scena – però, si sa, anche i Beatles non dovevano durare che l'espace d'un matin.

Lei, Sylvie Vartan, apparve sugli schermi televisivi un sabato sera, durante il canonico varietà che la Rai trasmetteva nei primi Settanta. Di una bellezza quasi mistica, il suo sguardo conteneva tuttavia un richiamo carnale appena velato, una promessa peccaminosa in attesa di concedersi. Alla faccia del freudiano periodo latente secondo cui i sensi del bimbo giacciono sopiti, i miei fecero una doppia capriola con oplà finale.

2 risposte a “Johnny e Sylvie”

  1. Avatar emma
    emma

    Johnny Who.. excellent !!
    Paradoxalement, il est.. still here

  2. Avatar Pim

    Johnny est… still alive, avec les mêmes jeans, les bottes de cow-boy et l’air d’un séducteur d’antan.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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