La rivalutazione di LinoOgni volta che vedo Banfi comparire in qualche serie televisiva faccio la stessa considerazione: lo preferivo di gran lunga in L'insegnante balla con tutta la classeLa dottoressa ci sta col colonnello.

La maschera che indossava nelle commedie erotiche degli Anni Settanta appariva più autentica, impregnata com'era di un sapore popolare schietto, genuino. Lino era bravissimo a caratterizzare i suoi personaggi, sempre un tono sopra le righe però mai semplici macchiette regionali dal respiro corto. Non voglio cadere nella trappola sempre aperta della rivalutazione del Kitsch, eppure quelle farse castigavant ridendo mores. Funzionavano cioè come cartine al tornasole dell'ipocrisia imperante nella nostra società: clericaldemocristiana, bigotta e perbenista, ma con l'occhio appoggiato al buco della serratura a spiare le nudità di Edwige Fenech.

Quel filone si è esaurito da un pezzo e Lino è stato l'attore che, meglio di altri, è riuscito a inserirsi nel genere nazionalpopolare della fiction di successo, melensa e consolatoria come impongono i gusti odierni. Buon per il suo portafoglio, buon per i dirigenti Rai e i pubblicitari tutti.

Capisco che non poteva ambire per tutta la vita alle grazie della bellona di turno senza cadere nel patetico. Le cerimonie di riconsiderazione (fino alla beatificazione) che i media officiano suonano tuttavia artificiose, risultato di un marketing accorto che ne ha ripulito la faccia consunta dall’uso artigianale. L’Italia del Duemila non somiglia a quella naïf degli Anni Settanta: il coraggio di mettere alla berlina i vizi nostrani, per quanto sconclusionato fosse, si è annacquato in una finta denuncia sociale piaciona che non fa neppure ridere (il riferimento a Checco Zalone non è casuale).

2 risposte a “La beatificazione di Lino”

  1. Avatar Luciano
    Luciano

    Concordo col tuo parere. E rilancio. Non voglio sdoganare quelle commedie come filone da riscorprire (per quanto, rispetto a Brizzi…) eppure hanno una loro dignità letteraria se pensiamo che il fescennino ha origine antichissime. Al di là di ogni sfumatura morale o estetica hanno un loro posto in quest’ambito. Detesto invece sia Nonno Libero (della serie: guardatemi, sono anche una persona che recita cose sensate e didascaliche) sia la fiction del Medico in famiglia. E l’uso che ne fa Checco Zalone è parassitario.

  2. Avatar Pim

    Far risalire ai fescennini l’origine della commedia erotica degli anni ’70 è un’idea originale. Anche perché, se ben ricordo, dai fescennini derivarono le sature. Dunque tutto si tiene.
    Come sostiene Eco, è la letteratura “bassa” a raccontarci la realtà meglio di qualunque saggio sociologico. Credo che si possa dire la stessa cosa circa certo cinema popolare, quello dei vari Lino Banfi, Bombolo, Enzo Cannavale, Alvaro Vitali e compagnia brutta.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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