Straziante allegoria dell’ingratitudine umana narrata attraverso la storia del povero Balthazar, un asino che passa di padrone in padrone, subendo angherie d’ogni sorta. In questo mondo fatto di odio, passioni o indifferenza, disorientamento o turbamenti, l’asino senza colpa è lo spettatore e la vittima (da www.cinemamassimotorino.it).
L'asino Balthazar incarna i poveri, gli afflitti, i diseredati. Balthazar è Cristo, un Cristo che non risorge bensì soccombe alla malvagità del mondo. Secondo la visione pessimista di Bresson non esiste un regno dei cieli, nell'aldilà (Mt) o qui sulla terra (Lc). Esiste solo l'inferno. Nessuna speranza, né escatologica, né sociale. Il raglio di Balthazar morente si innalza fino al cielo. Vuoto.
Au hasard Balthazar, di Robert Bresson, con Anne Wiazemsky, Walter Green, François Lafarge, Jean-Claude Guilbert (Francia 1966, 95’, v.o. sott. it.). In programmazione: Lun 2 maggio, h. 16.30 / Mar 3 maggio, h. 18.30 / Lun 16 maggio, h. 16.30 / Lun 23 maggio, h. 18.30 – Cinema Massimo, Sala3.
Pura poesia. Il capolavoro di Bresson. Dedicato a tutti gli “asini” del mondo, a quelli come noi che fanno girare la macina della Storia, che permettono al mondo di andare avanti.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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