Quel pomeriggio del 23 maggio 1953, mamma discese lungo Corso Kossuth fino a un negozio di generi alimentari in Corso Casale, nei pressi della chiesa Madonna del Pilone. Aveva dodici anni e in mano una borsa della spesa che ricorda ancora oggi. Il cielo assunse una minacciosa tonalità violacea e rapidamente si oscurò. Il vento cominciò a soffiare talmente forte da impedirle quasi di risalire la strada verso casa. Le andò incontro nonna che la aiutò a rientrare prima che si scatenasse l’uragano. Insieme alle due sorelle e a suo fratello si addossarono ai muri maestri, temendo che il violentissimo nubifragio facesse crollare il tetto. Furono momenti di autentico terrore. Cessata l’emergenza, era ormai sera, uscì dal portone e davanti agli occhi le si presentò uno scenario impressionante: dall’alto della collina la Mole Antonelliana si mostrava mutilata come nemmeno i bombardamenti avevano potuto fare. La tromba d’aria transitata su Torino aveva abbattuto quarantasette metri della guglia che erano precipitati sgretolandosi nelle strade adiacenti. Mamma frequentava le medie in Via Sant’Ottavio e, in cuor suo, sperò che la sua scuola venisse dichiarata inagibile. Invece no. Molte macerie caddero in effetti nel cortile interno, condiviso con il Liceo Gioberti, ma miracolosamente non produssero danni.

One response to “Torino, 23 maggio 1953”

  1. Avatar Pim

    Nel video è riportata una data errata, 29 maggio anziché 23.
    (N.d.A.)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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