Kikujiro è un delinquente rozzo e maldestro che, controvoglia, deve accompagnare il piccolo Masao alla ricerca della mamma mai conosciuta. I due vagabondano per le strade del Giappone, andando incontro a imprevisti e incontri bizzarri. Takeshi Kitano mette su un road-movie minimalista che si snoda leggero come una piuma, fatto di silenzi e brevi sketch comici, accompagnato dalle note carezzevoli di Joe Hisaishi. Una storia semplice che però, a distanza più ravvicinata, appare assai articolata sia sul piano stilistico (l’uso sagace del fuoricampo) sia narrativo. Il viaggio rappresenta un percorso di formazione non edificante e non consolatorio: il bambino prende coscienza che la vita è dura, non fa sconti. Solo il senso dell’umorismo può attenuare la disillusione e l’amarezza che ne costellano il cammino.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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