Provo una gran pena nel vedere le persone cui voglio bene perdere il filo logico dei propri comportamenti. Si smarriscono in gesti e azioni non solo inutili ma dolorosi per se stesse e per coloro che le circondano. Quel che è peggio, insistono nelle convinzioni erronee, persistono negli atteggiamenti e sono irriducibili a qualunque tentativo di persuasione. Come uno sciatore che sbaglia l’ingresso in curva, prende una traiettoria troppo alta o bassa rispetto alla linea ideale e si porta dietro l’errore, compromettendo tutto il resto della gara. Ecco, così sono loro. So di non poterci fare nulla, ma non mi do ugualmente pace.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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