Amo le persone che sanno dare sostanza alle parole. Quelle che riversano la loro anima sulla carta – o sullo schermo di un pc – spinte dal desiderio di rintracciare sé stesse. Molti aspetti della personalità si manifestano in maniera evidente mediante la scrittura. A guidare la mano ci sono sempre una mente e un cuore.
Certo, non tutto si vuole o si può rivelare. Scattano meccanismi di autocensura, oppure semplici ripensamenti. La comunicazione scritta è più sofisticata rispetto a quella verbale: permette di correggere le espressioni, di attenuarle o accentuarle. L’uso dei programmi di scrittura ha reso tutto più semplice: il tocco di un tasto può cancellare d’impulso intere pagine. Restano talvolta – quelli sì – gli errori grammaticali, certi svarioni sintattici, le distrazioni, i lapsus: a dimostrare che le imperfezioni (grafiche ed esistenziali) non possono essere mai rimosse del tutto. Alla fin fine, sono convinto che emerge sempre ciò che siamo – sia pure non nettamente, non immediatamente, non consapevolmente.
Il risultato dipende dalla capacità e dalla sensibilità di colui che scrive. Il quale, avendo tra l’altro tempo a disposizione per riflettere, per trovare le giuste espressioni, modulare termini e toni, finisce per svelare qualche aspetto interessante della propria interiorità. Poi, d'accordo, ci sono gli strateghi vanesi, i millantatori spudorati, gli imbonitori logorroici, i seduttori smaccati. Ma anche costoro, prima o poi, finiscono per smascherare la propria natura. Basta avere un poco di pazienza, i trucchi dialettici non reggono a lungo il gioco.
(photo by Pim)







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