SpazzacaminSpazzacamino, spazzacamino
ho freddo, ho fame, son poverino.
In riva al lago, ove son nato,
la mamma mia ho abbandonato.
Come l’augello che lascia il nido,
per guadagnarmi qualche quattrin.
E tutto il giorno vo’ attorno, e grido:
Spazzacamino, spazzacamin…

Me la cantava mamma quand’ero piccolo: di un patetismo talmente straziante da indurmi precoci e tormentosi sensi di colpa. Come se ne potessi qualcosa di quel disgraziato che – continuano le strofe che vi risparmio – è brutto da far spavento, cammina con le scarpe rotte nella neve e, il giorno in cui tornerà a casa, i suoi genitori saranno probabilmente già al cimitero.

Ecco, ora io dico: mamma, va bene quel tuo gusto per i romanzi dickensiani pieni di orfani e collegi, va bene che mi facevi leggere De Amicis con la sua sfilza di mutilatini, ma pure lo spazzacamino intirizzito e denutrito dovevi appiopparmi?

Una risposta a “Spazzacamin”

  1. Avatar Cinzia*

    mi hai fatto venire in mente Merry Poppins… e la sua… 🎶 Cam-caminì, cam-caminì, spazzacamin
    Allegro e felice pensieri non ho🎶

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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