La sento la voce di Tatiana, si leva alta dalla finestra aperta della sua abitazione e si diffonde nella via deserta. "Concedimi un quarto d'ora del tuo tempo! Un quarto d'ora di merda!", ripete ossessivamente. È un urlo strozzato che le si incrina più volte nella gola, fin sul punto di lacerarsi nel pianto. Quella richiesta d'attenzione così angosciata, così intrisa di dolore e solitudine, svela impudica una condizione di sconsolata impotenza. Suo marito replica appena, borbottando qualche frase incomprensibile: me lo figuro come un muro su cui la disperazione rimbalza senza lasciar traccia.
Le mie mani abbandonano la presa della ringhiera e, volgendo lo sguardo altrove, cerco un angolo più discreto del mio terrazzo. Lo conosco quel tono di voce, lo conosco fin troppo bene.

Una risposta a “Tatiana”

  1. Avatar rosy
    rosy

    il tuo racconto mi ha emozionato e mi ha fatto riflettere. molte donne sono nella situazione di “tatiana” e non sanno uscirne. grazie Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Giugno 2017
L M M G V S D
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere