Una pura formalitàCon gesto lento e studiato lei estrae dalla borsa una rivoltella. Una lama di luce ne illumina la canna, lasciando il suo volto nel buio. Perché mi vuoi sparare? – la mia voce angosciata risuona nel silenzio ovattato di quella che potrebbe essere una cantina. Così non sentirò più la tua mancanza – risponde lei, con il tono di chi ha emesso una sentenza. Si avvicina, appoggia l’arma alla fronte, percepisco il contatto del metallo freddo sulla pelle, e poi fa fuoco.

Il colpo secco mi ridesta di soprassalto. Respiro affannosamente, il cuore batte a mille. Terribile, sembrava tutto vero. Per istinto mi tocco la fronte. C’è un buco. Sconcertato, infilo un dito: è ancora caldo e fumante, sa di tabacco.

Stavolta mi sveglio davvero.

2 risposte a “Una pura formalità”

  1. Avatar rosy
    rosy

    i miei pensieri sono quasi sempre dei film, diceva antonioni. Anche i tuoi sogni, pim, caspita!

  2. Avatar Pim

    Perché non sogno le donnine nude come fanno tutti? 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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