Scrivo perché non posso permetterni un analistaScrivo perché non posso permettermi un analista. È una frase che ripeto spesso, un po’ per celia e un po’ no. Scrivere rappresenta per me una specie di psicoterapia. Una psicoterapia informale, ecco.
Come fare snorkeling: ti allontani dalla terraferma o da un’imbarcazione al largo, indossi la maschera, metti la testa giù e a pelo d’acqua osservi i pesci, il fondale, respirando aria pura attraverso il boccaglio. Nulla a che vedere con l’attività dei subacquei che si immergono con la muta e le bombole in acque libere, profonde, si infilano in cunicoli misteriosi, anfratti oscuri o caverne senza apparente uscita. Narrare rappresenta un percorso nel quale posso chiarificare determinate situazioni esistenziali senza sviluppare eccessiva angoscia, a volte con scoperto divertimento, bordeggiando l’abisso dell’Inconscio senza affrontarlo direttamente.
Il mio demone è esigente ma, tutto sommato, piuttosto benigno e, soprattutto, provvisto di un certo senso dell'umorismo. Alla fine di un post ci andiamo immancabilmente a prendere un caffè insieme.
 
(Lettera privata, 2009. Photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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