Il meno peggioNon riesco a immaginare come i manuali di storia del futuro racconteranno questo tempo presente ai posteri, quale giudizio daranno alla campagna elettorale del 2018 che ci siamo appena sorbiti.
È stata una campagna insulsa, priva di contenuti, in cui hanno prevalso le strategie di marketing senza che emergessero progetti politici di qualche spessore. Le solite facce hanno recitato i soliti ruoli dicendo ciò che la gente già si aspettava, tendendo agguati agli avversari ed evitando confronti diretti. Il dibattito ha ruotato intorno a pochi temi resi opportunamente salienti e trattati a colpi di slogan. Ormai si gioca sull’ignoranza della gente, sobillandola o impaurendola a seconda dei casi. I rari coup de théâtre sono apparsi prevedibili e comunque poco efficaci (talora addirittura grotteschi).
I leader appaiono deboli, inadeguati, persino incompetenti, le idee latitano, prevalgono gli interessi di parte, manca una visione organica del futuro. Sono aspetti preoccupanti che non riguardano soltanto la politica italiana, beninteso, ma quella dell’intero “Occidente” (a cominciare dagli Stati Uniti).
Quando ero ragazzo contestavo l’espressione “votare il meno peggio” che i miei genitori usavano, versione soft del montanelliano “turandosi il naso”. L’espressione continua a non piacermi, ma stavolta andrà così.

2 risposte a “Il meno peggio”

  1. Avatar Luciano
    Luciano

    Se tradizione italiana vuole che dopo le elezioni anche il più minuscolo dei partiti ci venga a raccontare che “ha vinto”, questa volta possiamo dire con certezza matematica che un partito ha perso già in partenza. E questo partito siamo noi, gli italiani.

  2. Avatar Pim

    Ecco, forse lo sgomento più grande è che buona parte della politica continui a non comprendere questa distanza e la colmi con la menzogna e l’ipocrisia – a cominciare dalle fake news da cui siamo stati letteralmente inondati. La disonestà intellettuale è purtroppo trasversale, nessun partito o movimento ne è del tutto esente.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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