Mi trovavo nei pressi di uno di quei casermoni della Falchera, non ancora completamente invasi dai marocchini. I citofoni non funzionavano, erano stati incendiati e i nomi non si leggevano più. Ero appena uscito dall’officina di un venditore di pneumatici dove, secondo una soffiata, avrebbe dovuto trovarsi un certo Ahmed Qualchecosa, lavorante tuttofare.La moglie di Ahmed, Aïcha, abitava in un piccolo appartamento al piano rialzato, di quelli con le inferriate alle finestre e vista sui cassonetti della spazzatura. Aveva un foulard di seta rosa allacciato sulla nuca e grandi occhi bistrati. Si era presa subito la premura di offrirmi il caffè e una fetta di torta a base di frutta secca. Senza distogliere lo sguardo rispettoso dalla madre, mi aveva detto di essere disposta a spendere purché lui tornasse a casa – in šāʾ Allāh.
Mi secca ammetterlo, ma non lo trovai mai. Del resto, la signora Qualchecosa non possedeva il becco di un quattrino.







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