Passaggio per pescistrane mattine di giugno, il cielo cenerino dopo una notte di vento e cigolii, il corpo intorpidito come una foglia di menta raggrinzita in una tazza di tè dimenticata sul tavolo della cucina, ti siedi e la guardi pensando che se la sfiorassi potresti farne rivivere il colore, il profumo, il sapore, risvegliare te stesso dopo un lungo sonno senza direzione che non sai nemmeno in che giorno o da che parte riprendere

(photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Giugno 2018
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