Sei bambino e, per crescere, hai bisogno di crearti dei miti in cui poterti identificare. Un genitore, un parente prossimo, un amico che mostrino la via da percorrere, i valori da seguire, che ti infondano coraggio nelle difficoltà. Vorresti essere come loro, possederne le qualità che emanano.Poi diventi grande e capisci che quei modelli di riferimento non erano supereroi onnipotenti ma persone come te, con pregi e difetti comuni a tutti. Questa umanizzazione, in qualche misura, ti rassicura: ti puoi confrontare con essi senza tanti timori reverenziali e osare persino ad essere migliore.
Viene tuttavia un momento nella vita in cui i miti ammirati per decenni rivelano, alla prova dei fatti, un’inaspettata inconsistenza: noti crepe morali che, all’osservazione prolungata, si aprono inspiegabilmente numerose e odi scricchiolii esistenziali mai sentiti prima. La caduta degli dèi ti obbliga a una revisione sconfortante di opinioni che ritenevi salde e atteggiamenti consolidati. Si insinua nei pensieri un dubbio paralizzante: non sai se è il tempo ad aver prodotto tali guasti, oppure i tuoi miti sono sempre stati corrotti e tu ne eri semplicemente abbacinato, arrivando a falsificarne l’immagine fino all’autoinganno.
In un caso o nell’altro la delusione cala inesorabile nel cuore, ne invade gradualmente le fibre senza più lasciarlo. Sono figure che ora vedi sbiadire piano piano e, dopo molta strada percorsa insieme, ti rendi malinconicamente conto di non essere nemmeno capace di dare loro un addio indulgente.







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