<< A digiuno da stamattina sono >>, si lamenta il ragazzo dell'autonoleggio, << manco il tempo di pranzare ho avuto. Con 'sto caldo mi sono appanzato d'acqua… >>.
Adoro l'espressività del dialetto siciliano. Conversando con la gente comune è difficile non rimanere affascinati da certi termini, traducibili solo a senso, nei quali si può cogliere il genius loci. Appanzato sintetizza e spiega in una parola il gonfiore addominale, la sensazione fastidiosa di ripienezza, la conseguente goffaggine nei movimenti e il disagio generale che si prova.
Trovatemi una definizione nella lingua italiana che sia altrettanto efficace.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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