La prima risataA. infila lo smartphone nella borsetta, la richiude e la posa sul tavolino. << È facile: noi donne vogliamo tutto e niente, nello stesso tempo o in momenti differenti. Vogliamo qualcosa, poi sempre e poi mai… Non è così difficile da capire, no? >>. Ride.

L’argomento diverte anche me. << Questa è la natura umana >>, rispondo. << Vogliamo tutto e il contrario di tutto. Ma è comprensibile, dobbiamo fare esperienza dei nostri limiti, stabilire quali sono i nostri confini… >>

A. fa una smorfia simpatica: << Poi ci sono donne… come dire… un po’ speciali, in questo senso. Sto parlando di me, caro amico mio! … Ma può un uomo arrivare a capire la complessità di noi donne? >>

<< Penso di conoscerla. Di più, l’amo molto. È una complessità ricca e sorprendente. Lo ammetto: gli uomini sono in generale più noiosi e anche meno interessanti… >>.

<< Gli uomini che ci trovano irresistibili non sono mai noiosi! >>, esclama A. con allegro compiacimento, << Soprattutto se sanno far ridere di cuore una donna. >>

Richiamo alla mente un pensiero espresso già in altre circostanze, pensiero nel quale credo fermamente. << Sai, sono convinto di una cosa… Si dice che il dolore unisca. Non è così… Il dolore è una catena che necessariamente si condivide ma che non lega. Può dividere, addirittura. Ciò che unisce emotivamente e rafforza i legami sono le risate. Non c’è nulla di più autentico e bello di una risata complice tra persone che si vogliono bene. >>

(Anke gewidmet)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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