Quelle belle fate nascosteUn tempo, quando non mi venivano le idee, non le avevo subito sotto gli occhi o non le sentivo a portata di mano, mi facevo prendere dall'ansia. Dove saranno andate quelle belle fate, mi chiedevo, dove si saranno nascoste. Le troverò da qualche parte oppure saranno scappate lasciandomi alle spalle come si fa con un sacco vuoto?
Con gli anni, invece, ho capito che questa è la loro stravagante maniera di esprimersi. Così ho preso fiducia e dimestichezza con tale gioco a rimpiattino. Fingo di distogliere lo sguardo e poi, zac! ne colgo una sotto il divano… zac! un'altra dietro la porta… zac! e zac! eccone altre intrufolate dentro gli armadi.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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