BlackoutNon so più come stanno le cose, a chi o a cosa credere, se è vero, verosimile o falso del tutto. Non so più capirlo, non ci capisco più niente. Leggo parole svuotate di contenuto, affermazioni impossibili da dimostrare, spiegazioni in contraddizione tra loro, persuasioni occulte e soluzioni con il maleficio del dubbio. Impossibile farsi un'idea chiara, precisa di quale sia la realtà. Del chi, del come e del perché. La verità è un blackout di senso, una parola inutile, una credenza priva di significato, un'indicazione che non porta da nessuna parte. È come il gioco delle tre carte: qualunque sia la realtà su cui puntare alla fine della fiera perdi sempre.
E allora parto dal presupposto definitivo che sia tutta una menzogna, F for Fake, chiudo i pensieri a ogni ragionamento e non ci penso più.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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