Irene (dialoghetto telematico)Irene avvicina il volto allo schermo del laptop e preme l'archetto dell'auricolare all'orecchio per sentire meglio. << Comunque questo periodo storico fa davvero paura >>, riprende. << Pensa anche soltanto alla nostra socialità ridotta al lumicino, all'attività fisica limitata, all'isolamento e alla solitudine cui andiamo incontro ogni giorno, soprattutto gli anziani… Bisogna davvero allargare le spalle e sviluppare una resistenza fiduciosa che sia più contagiosa di qualsiasi virus. Bisogna usare una potente autosuggestione positiva. Molto positiva. >>
C'è un concetto cui tengo molto e che desidero esprimere. << Per usare uno slogan: la nostra mente è più forte di un virus e ha le capacità per superare questi momenti di indubbia difficoltà. Poi, certo, occorre che il contesto nel quale viviamo sia adeguato. Di questo però dovrebbero occuparsi – il condizionale è d'obbligo – le istituzioni politiche. Ci troviamo nella fase di trapasso da un'epoca all'altra: bisogna prepararci ad affrontare i cambiamenti che ci aspettano, come singoli e come società. >>
<< Pim, la nota dolente è che il nostro tessuto socioculturale appare sfibrato… Quindi, in qualche modo, anche da soli, dobbiamo trovare la forza di affrontare questo trapasso. >>
<< È così, purtroppo. Il rapporto Censis ci dice che siamo una società stanca e impaurita. Anche egoista, aggiungerei: come sempre capita nei momenti di crisi, ognuno pensa esclusivamente ai propri interessi. E questo comportamento è particolarmente stridente, o perlomeno lo avverto come tale ora più che mai. >>
<< Sono d'accordo, Pim. Egoista. Del resto parliamo di una società che non sconta solo pandemia e lockdown ma di una società che ci è arrivata già infiacchita e abbastanza arida. Più o meno il risultato di decenni complicati sotto tutti i punti di vista. Per questo, più che mai, bisogna dare e sostenere esempi positivi. Riappropriamoci della parola positività… >>
<< Concordo, Irene. Un pensiero positivo che sia tale anche nei fatti. >>

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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