Lo specchio è la faccia opposta della realtà. È la realtà che si riflette virtualmente, a distanza uguale ma alla rovescia. Destra per sinistra e sinistra per destra. L'altro lato delle cose. Quando ti poni di fronte a te stesso, faccia a faccia, non sei quello che appare ma la sua immagine simmetrica – che non è esattamente la tua. Non sei come gli altri ti vedono ma il doppio inverso della tua persona.
Nonostante ciò mantieni una fiducia senza riserve che tu sia ugualmente tu, anche se non perfettamente. Impieghi ben diciotto mesi di vita per riconoscerti ma in seguito capisci che quell'ombra lucida sei tu e ti prendi le misure.
Uno specchio rotto è invece quella fiducia che viene tradita. Anche se cerchi di metterne insieme i frammenti, le linee di frattura alterano per sempre il contenuto della realtà sino a renderlo incomprensibile. Non ti è più possibile percepire interamente le cose come facevi prima, ognuna al proprio posto. Neppure più te stesso.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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