Punti fermi<< Non so te, Pim >>, esordisce Tea mentre lascia cadere sulla scrivania borsa e computer. << Io nel caos cerco punti fermi, perché da qualche parte so che esistono. Dopodiché comincio da lì, osservando cosa posso fare con ciò che resta. Mi pongo un obiettivo d'emergenza e vado. Sono consapevole che la strada è lunga ma è quella, sebbene sia disastrata e irriconoscibile. Ecco, io faccio così. >>
<< Mi sembra una buona strategia >>, rispondo, << nelle avversità mi comporto anch'io in questo modo. Prendo consapevolezza dei punti fermi e poi cerco di elaborare dei sottobiettivi che mi portino pian piano a quello principale. >>
<< Esatto. È il metodo con cui mi sono salvata. >>

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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