Memoria olfattivaNina studia attentamente la propria vita interiore, finendo per trascurare i dettagli del mondo esterno che giudica irrilevanti. << Cammino a passo spedito >>, inizia oggi a raccontare, << all'improvviso, sento un profumo che mi fa fermare. È dolce, delicato ma non stucchevole. Lo riconosco perché mi ricorda un uomo che ho amato molto. Non mi ha fatto bene ma, per qualche istante, mi sono lasciata avvolgere completamente >>.
<< Pensavo avessi pestato qualche ricordino di cane >>, sogghigna Roberto.
<< No, no! Era il profumo che usava il mio ex… Me ne ha combinate di ogni, ma in quel momento mi sono intenerita fino alle lacrime >>.
Silvia le lancia un ampio sorriso comprensivo: << Mi hai ricordato svariate situazioni in cui è accaduto anche me… Profumi che fanno partire il treno dei ricordi e ogni stazione è una pugnalata >>.
Roberto si è reso conto di aver pronunciato una frase inopportuna e ora rimedia: << Ti sei data alla lettura di Proust? >>
<< No… passeggiavo in una via commerciale non lontano da casa quando mi è capitato di imbattermi in quel profumo particolare. Ho avuto un attimo di smarrimento, tutto qui: mi si è risvegliato un sentimento e mi è venuta voglia di condividerlo >>.
<< Hai descritto esattamente quello che scriveva Proust nella Recherche, quando assaggiava le madeleine della nonna >>.
Nina scuote il capo: << Non ho letto Proust però penso succeda a molti. Mi sono bloccata e sono rimasta un po' lì ferma a godermi quel momento magico, per quanto doloroso, che mi riportava senza volerlo a un amore finito >>.
<< Memoria olfattiva. >>, chioso facendo appello alle mie antiche conoscenze di fisiologia. << La più subdola. Puoi chiudere gli occhi, tapparti le orecchie, ma dieci milioni di recettori nasali non puoi fregarli >>.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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