Tra libertà e necessitàPrisca ed io stiamo discorrendo a proposito delle scelte e delle decisioni che caratterizzano la nostra esistenza e come le strategie possano cambiare in seguito ad eventi imprevisti.
Riferendosi ad una vicenda personale, lei commenta così: << In quel momento credevo di trovarmi di fronte a problemi che mi sviavano dagli obiettivi che mi ero proposta… E invece, se non mi fossero capitati, avrei mantenuto l'impegno preso e non avrei avuto modo di cogliere occasioni migliori. Capisci ciò che intendo, no? >>.
<< Certo >>, le rispondo, << Stai parlando di serendipity… D'altra parte, inciampi e ostacoli forniscono spesso un buon motivo per alzare la testa dai pedali, fare il punto della situazione e – se è il caso – autocorreggersi, riorganizzarsi >>.
Prisca annuisce: << Siamo individui in situazione, come diceva non so più chi >>.
<< Il nostro punto di vista dovrebbe essere sempre correlato al contesto in cui ci troviamo. Essere razionali significa essere inventivi e immaginarsi soluzioni diverse da quelle previste >>.
<< Sai, pensavo a quei meme sulle opportunità che capitano dopo momenti difficili sembrano un po' stupidi e invece, devo ammetterlo, qualche volta hanno senso >>.
<< Sembrano frasi fatte, e spesso lo sono. Sanno di pacca sulla spalla, di premio di consolazione. A volte, invece, rivelano una verità >>.
Prisca: << È così. Rifletti su cosa fare, come comportarti: se proseguire passivamente per la strada che hai tracciato oppure mollare tutto e cambiare percorso… Vuoi essere coerente a tutti i costi e ti tormenti senza capire che anche il cambiamento di strategia è una scelta coerente >>.
 
Non siamo capaci di autodeterminarci completamente, la libertà individuale è sempre limitata, eppure siamo in grado di agire in modo flessibile rivedendo continuamente intenzioni e motivazioni. Non siamo sicuri di sottrarci alle manipolazioni psicologiche e ideologiche, ma possiamo prenderne coscienza e contrastarle lasciando emergere il vero Sé.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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