Beata ingenuità

<< Dobbiamo abbandonare l'aggressività che teniamo dentro >>, esorta Dakini portando le mani aperte al petto. << Proviamo ad aprirci, a rinunciare alla nostra territorialità, a spogliarci della possessività. Solo così possiamo creare un ambiente di pace e di comprensione reciproca >>. Il suo eloquio non è perfetto, ma il tono di voce espressivo rende chiaro il suo pensiero. << Certo >>, prosegue, << dobbiamo correre il rischio di apparire ingenui, dobbiamo essere disposti ad apparire come persone poco sagge. Ma accettare la propria ingenuità non è di per sé un segno di saggezza? La vera saggezza sta nella capacità di riconoscere i propri limiti e di accettarli >>.

<< Sono considerazioni che sento molto mie >>, le rispondo. << Due cose in particolare. Anzitutto l'abbandono dell'aggressività, che è una tentazione in cui cado quando vengo provocato. E poi l'accettazione del fatto che posso comportarmi come uno sprovveduto: succede ed è bene che ne sia consapevole se voglio evitare conseguenze dannose ma, soprattutto, per la mia crescita interiore >>.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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